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RISTORANTI E BAR

RISTORANTI
E BAR

letto da Il Sole24ore per Repower

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SUMMARY

CLUSTER DI SETTORE

Ristoranti, take away, mense, bar, gelaterie

SETTORI E ATTIVITÀ CORRELATE

  • Coltivazioni agricole
  • Industrie alimentari
  • Servizi finanziari
  • Servizi immobiliari
  • Utility
  • Tra bar e ristoranti si sommano 285mila imprese, le quali danno lavoro a 1milione e 200mila persone, generando 60 miliardi di fatturato all’anno.
  • Sono 5,4 milioni gli italiani che iniziano la propria giornata facendo colazione al bar. A pranzo, nei giorni feriali, una persona su tre rimane a casa e solo il 10% mangia fuori tutti i giorni. A cena, infine, lo scontrino medio è tra i 10 e i 20 euro a testa per il 43% dei clienti.
  • Le norme sul distanziamento fisico hanno imposto dei cambiamenti importanti nelle modalità di lavoro e di gestione degli spazi, con riflessi sui costi.
  • Nel lockdown il settore si stima abbia già perso 14 miliardi di euro, e il 30% degli esercizi è a rischio chiusura. Ma anche successivamente, a causa della crisi economica innescata dalla Covid-19, la spesa complessiva dei consumatori potrebbe ridursi significativamente.
  • Cambia il rapporto con il cibo e le bevande: i consumatori più giovani sono più attenti nelle loro scelte.
  • È probabile che i clienti siano più propensi a tornare nei locali conosciuti piuttosto che sperimentarne di nuovi. Coloro che hanno una base più fidelizzata potrebbero essere avvantaggiati, così come chi ha già sviluppato azioni per la brand community.

  • Ottimizzare gli spazi esistenti, ampliarsi se possibile e garantire un maggior turnover di clienti potrebbe rivelarsi una esigenza non differibile.
  • Avere la capacità di innovare, offrendo servizi nuovi, e seguire le richieste del mercato in tempi rapidi potrebbe fare la differenza nel corso del 2020.
  • La percezione dell’immagine della propria attività è un fattore chiave su cui investire: comunicare valori socialmente condivisi, come la sostenibilità, orienta i consumatori e favorisce la scelta.
  • La comunicazione interpersonale verso i clienti diventa centrale e va curata in modo specifico.

ANALISI DI PRINCIPALI KPI ECONOMICI
E FINANZIARI DELLE AZIENDE DEL SETTORE

Dalla competitività alla presenza geografica, dal peso del settore ai fondamentali economici e finanziari delle singole aziende, per capire ma anche per confrontarsi con i propri partner o competitor.


LA “DOLCE VITA”,
UNA INDUSTRIA
DA 60 MILIARDI

Cambia il nostro rapporto con il cibo,
ma il consumo fuori casa ancora non decolla.

Ristoranti e bar sono talmente parte integrante della tradizione e della cultura italiana che ne sono diventati i simboli stessi. Il cibo, il caffè, il bere – e tutta la socialità collegata – ci rendono riconoscibili ovunque nel mondo. Spesso l’immagine del Paese è legata alla “Dolce vita”: ricordo di un periodo, lontano nel tempo, ma ancora vicino nell’immaginario comune, dove il ritmo della giornata è scandito anche dalla frequentazione dei locali pubblici. 

Dietro alle quinte, tuttavia, c’è un settore da 60 miliardi di euro di fatturato annuo, diviso in 285mila imprese che danno lavoro a un milione e 200mila persone, tra i più giovani della forza lavoro nazionale, e fornisce un impatto diretto sul Pil dell’1,4%. Il turnover delle imprese del settore è elevato: dopo cinque anni, circa la metà dei ristoranti e dei bar costituti come società di capitale è ancora in attività. Tale percentuale si riduce a poco più del 40% quando si parla di ditte individuali. 

In rapporto ai territori, la distribuzione di pubblici esercizi vede il primato in Valle d’Aosta, con 8,9 locali ogni 1000 abitanti, seguita dalla Liguria con 8,3 e dalla Sardegna con 6,8. All’altro capo della classifica si trovano le regioni del Sud, con Basilicata, Puglia e Sicilia a chiudere il gruppo. 

I bar rappresentano il 44,5% del totale e sono presente nel 91% dei comuni italiani, con punte di capillarità in Puglia, Emilia-Romagna, Sicilia e Sardegna.

LA CONSULENZA REPOWER NELLA FORNITURA GAS

Esempi concreti per ridurre i costi in bolletta

Consulenza Repower nella fornitura gas

La consulenza energetica è una leva importate non solo nella pianificazione aziendale a lungo raggio, ma anche per un’immediata analisi e ottimizzazione di costi e ricavi. In questo senso, il consulente Repower è in grado di mettere a disposizione delle PMI la propria esperienza per ridurre i costi della bolletta. Un esempio? Esistono diversi strumenti che lo Stato mette a disposizione per abbattere l’accisa sul gas metano a pieno regime. Parliamo di risparmi importanti, in alcuni casi anche superiori al 20% dell’imponibile della fattura, che, sotto la guida del consulente energetico, è possibile ottenere in maniera immediata ed efficiente.

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IL CONSUMO FUORI CASA NON DECOLLA

La giornata inizia con la colazione al bar per 5,4 milioni di italiani. Questi sono gestiti nel 32% dei casi da donne, nel 9,8 da stranieri e dal 14,4 da under 35. A pranzo, invece, nonostante l’idealizzazione che se ne ha dall’estero, da una recente indagine Fipe emerge che un terzo degli italiani non consuma mai cibo fuori casa. Durante la settimana, solo il 10% lo fa tutti i giorni (e perlopiù utilizza i bar), mentre nei weekend capita tutte le settimane soltanto nel 6,4% dei casi. Il 37,5%, invece, non esce mai a cena, e solo il 26,7% dei nostri concittadini lo fa con una frequenza abbastanza elevata, almeno una volta alla settimana.10% lo fa tutti i giorni (e perlopiù utilizza i bar), mentre nei weekend capita tutte le settimane soltanto nel 6,4% dei casi. Il 37,5%, invece, non esce mai a cena, e solo il 26,7% dei nostri concittadini lo fa con una frequenza abbastanza elevata, almeno una volta alla settimana.

La spesa privata per consumi nel settore si mantiene elevata, ma stabile, attorno a 80 euro al mese per famiglia secondo Istat. Come rileva sempre la Fipe, in media e ogni volta che succede, al ristorante il 43% degli italiani spende tra i 10 e i 20 euro, mentre il 38% ricade nella fascia tra 20 e 30 euro; soltanto meno del 3% spende invece più di 50€.

Fonte: Elaborazione Ufficio Studi Il Sole 24 ORE su dati Fipe e Istat (Anno 2019)

IL NOSTRO RAPPORTO CON IL CIBO STA CAMBIANDO

L’arena competitiva del settore food and beverage, come plasticamente mostrato durante l’emergenza coronavirus, si divide tra il consumo domestico, con i propri canali di distribuzione (supermercati, negozi, e-commerce, etc…) e quello dei pubblici esercizi. Al calare dell’una cresce necessariamente l’altra poiché il consumo totale, perlomeno in volume, è stabile rispetto al ciclo economico. Perciò, capirne le dinamiche complessive aiuta ad adattare l’offerta.

Le preferenze dei clienti si stanno sofisticando, per cause legate a problemi alimentari, ma anche per motivi etici o di benessere. Secondo il sondaggio di Statista “Food and Hot Drinks in Italy 2019”, tra i giovani con meno di 30 anni il 36% segue una regola nutrizionale, contro il 24% degli over 60. Il 13% ricorre a diete con ridotto apporto di carboidrati, i 5% gluten-free e il 9% senza lattosio, mentre è vegano o vegetariano il 4% della popolazione. Tra questi ultimi, tuttavia, la percentuale quasi raddoppia nella nuova generazione di consumatori.

Ben tre quarti della popolazione, inoltre, cerca di evitare l’assunzione di determinati cibi o ingredienti nelle preparazioni consumate: conservanti o aromi naturali in primis, ma anche grassi, zuccheri e dolcificanti sono sulla lista nera per oltre tre italiani su dieci.

Un indicatore della tendenza in atto viene dal successo del biologico: secondo Ismea in Italia già oltre il 15% della superficie agricola è dedicata a questa tipologia di coltivazioni (due milioni di ettari in tutto). Il valore del mercato dell’organic food è pari a 2,5 miliardi di euro.

I TERRITORI E I TREND IN ATTO

I fenomeni emergenti del settore sono principalmente rintracciabili negli home restaurants, nelle dark kitchennel rilancio dello street food (nonostante la pandemia che lo ha fermato all’inizio della propria stagione), nel possibile successo nel medio periodo delle catene di coffe shop, come Starbucks, e infine nella food delivery . Quest’ultima tendenza durante il lockdown ha coinvolto un numero sempre maggiore di italiani. Secondo un’indagine dell’osservatorio Just Eat, in questi ultimi mesi più di un terzo dei nuovi clienti del popolare servizio ha acquistato cibo tramite questo canale per la prima volta in assoluto. In forte crescita risultano anche i pagamenti digitali, forzati in un periodo di necessità di consegne contactless.

Prima della crisi innescata dalla Covid-19, il giro d’affari del settore era previsto in crescita, dal 2018 al 2024, del 2,4% medio annuo per i ristoranti e dell’1,7% per i servizi di bar e catering. Ora, tuttavia, viene tutto rimesso in discussione.

RECHARGE AROUND

La piattaforma digitale per la mobilità elettrica

La mobilità elettrica e smart è un settore per sua natura connesso, avendo sempre la necessità di sapere dove e a quali condizioni poter ricaricare il proprio veicolo. In questo contesto ben si colloca Recharge Around, l’app di Repower per iOS e Android, che rileva e aggiorna tutti i punti di ricarica attivi in Italia e all’estero, quindi non solo quelli Repower, offrendo visibilità alle strutture che li ospitano. Uno strumento di navigazione che apre le porte di un vasto network di stazioni di ricarica, con molteplici opzioni utili a organizzare al meglio il proprio viaggio, magari sfruttando il tempo di ricarica per una piacevole sosta.

Dopo il lancio nel 2018 di Recharge Around, Repower ha concluso un accordo chiave con alcuni player internazionali di riferimento grazie al quale l’host, ossia il soggetto che offre la ricarica, può decidere se e quando rendere visibile il proprio servizio a una platea, vasta e in continua crescita, di clienti e prospect.

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TAVOLI VUOTI
TRA MARZO
E APRILE

Lo scenario è completamente cambiato:
ora è la tenuta dei conti a preoccupare di più.

Con il lockdown, a partire dal mese di marzo 2020 lo scenario è drasticamente mutato. La chiusura di tutti i bar e i ristoranti non solo ha imposto una perdita temporanea e molto significativa di fatturato, ma anche e soprattutto dei cambiamenti nel contesto e nelle abitudini del consumo che potrebbero avere effetti assai più duraturi. 

Si pensi allo smart working: se fino a febbraio il lavoro da casa ha interessato un limitato numero di persone, sarà difficile immaginare che, pur quando il coronavirus dovesse essere debellato, si tornerà esattamente alla situazione precedente. È lecito attendersi, ad esempio, che con un incremento di giornate di lavoro dalla propria abitazione si ridurrà quasi proporzionalmente il numero di colazioni e di pranzi fuori casa

Un altro fattore è legato alle misure richieste di distanziamento fisico. Molti locali non sono affatto adatti a garantire gli spazi necessari per i clienti e altri, anche laddove sia possibile, dovranno fare i conti con una riduzione della capienza, e conseguentemente dei ricavi. Inoltre, l’affollamento è parte stessa dell’esperienza di socialità condivisa, non è vissuto come un limite ma come un aspetto chiave di ciò che si ricerca in un locale. 

La sicurezza emerge come un fattore determinante nella scelta da parte dei consumatori: quelli più attenti potrebbero non volere frequentare locali pubblici, almeno quelli dei quali non hanno una conoscenza diretta e affermata nel tempo. 

Infine, nonostante l’allentamento delle misure in atto, l’emergenza Covid-19 è ancora in essere e non si sa cosa accadrà in autunno sul fronte sanitario. Se la situazione dovesse peggiorare, potrebbero anche essere adottati provvedimenti più stringenti. 

La situazione di debolezza finanziaria intrinseca del settore, di cui il turnover elevato è un chiaro sintomo e le imprese sono di piccole dimensioni (213mila euro di fatturato di media e con costi che incidono per oltre il 60% del valore della produzione), potrebbe condurre ad una selezione degli esercizi con maggiori capacità di stare sul mercato.

IL SERVIZIO DI RICARICA

La flessibilità come parola chiave del servizio Gestione delle Ricariche

Con l’ampliarsi costante dell’offerta di veicoli elettrici il mercato ha continuato a svilupparsi in maniera simmetrica anche sul fronte dei servizi di ricarica. Repower in primis ha sviluppato un approccio innovativo, mettendo al centro l’host e permettendo di gestire il proprio strumento di ricarica nella maniera più funzionale al proprio business. In questo modo vengono definite due tipologie di servizio:

1. Indipendente: è il caso dell’azienda che ha comprato una soluzione Repower per offrire la ricarica e che preferisce decidere in maniera indipendente come, a chi e a quali condizioni offrire il proprio servizio. In generale questo soggetto tende ad offrire la ricarica ai propri clienti, utilizzando gli strumenti di ricarica PALINA o BITTA, per attirare driver elettrici che magari non conoscono la sua attività.

2. Network: tramite Gestione delle Ricariche, un servizio sviluppato da Repower, l’host può usare il proprio strumento di ricarica in maniera dinamica. Che si tratti di PALINA o di BITTA, grazie a questo servizio il punto di ricarica diventa visibile sulle principali piattaforme digitali per e-driver, secondo le tariffe concordate da Repower con i vari operatori. L’host in questo modo può “disinteressarsi” del servizio, vedendo semplicemente i driver arrivare, ricaricare e pagare in forma digitale, e ricevendo la propria quota di ricavi a fine mese con il relativo estratto conto. Il vantaggio di questo modello non sta solo nella semplicità di gestione, ma anche nella flessibilità. L’host infatti potrà decidere, in qualsiasi momento e per qualsiasi durata, di togliere il proprio strumento da queste piattaforme riservandolo ai propri clienti, a cui potrà applicare la tariffa che reputa più adatta.

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RIPARTENZA:
LE INCOGNITE
E I PROBLEMI

Le imprese si interrogano sul futuro: dal delivery
ai menù, le sfide per la sicurezza dei clienti.

Nel breve periodo è possibile che la clientela si orienti maggiormente verso soluzioni conosciute (se reputate sicure) piuttosto che sperimentare nuove realtà. In questo senso la leva del prezzo potrebbe non bastare per attirare nuovi consumatori. Puntare sulla clientela già fidelizzata e mantenerla con soluzioni adeguate ai loro bisogni potrebbe rivelarsi una valida strategia.

Per sfruttare al massimo i prossimi mesi potrebbe essere utile aumentare, se possibile, la capacità di proporre servizi all’esterno dei locali e ipotizzare, tramite strutture adeguate, che queste rimangano anche per più tempo e durante i mesi invernali. Se lo spazio disponibile si rivelasse insufficiente rispetto alla domanda, almeno negli orari di maggiore afflusso potrebbe essere utile ipotizzare modalità per favorire un ricambio più veloce dei clienti.

Le imprese di ristorazione che si sono costruite una solida reputazione, anche solo locale, potrebbero trovare forme nuove di ricavi dalla delivery di preparati o anche di prodotti di base. Con il lockdown sono più che raddoppiate le richieste a domicilio di sushi e gelato, vero trend del momento, anche se le potenzialità della consegna delle vaschette a casa – in ogni casa del mondo – nasce a Roma già nel 1928.

La tendenza già in atto potrebbe consolidarsi e ampliarsi, e si potrebbe inoltre ipotizzare di dare vita a modalità innovative verso i clienti, sia nei canali distribuitivi che nell’offerta, dall’asporto alla preparazione domestica.

E anche per quanto riguarda i bar, la sperimentazione di forme di delivery per gli home workers, magari in abbonamento ricorrente e automatico, potrebbe non far perdere la clientela affezionate del cappuccino e cornetto alla mattina o dell’aperitivo dopo il lavoro alla sera.

La crisi economica innescata dal coronavirus e l’incertezza verso la propria situazione finanziaria, se anche fosse di breve durata, potrebbe sia far scegliere gli esercizi meno costosi tra quelli disponibili, sia abbassare lo scontrino finale, o infine ridurre ulteriormente la frequenza.

VISCONTEA

Come tutelarsi dalle oscillazioni di prezzo dell’energia elettrica senza rinunciare ai vantaggi?

Repower ha immaginato una formula che bilanci due opzioni complementari in un’unica soluzione. Con Viscontea, metà dell’energia consumata è legata a un prezzo fisso, che tutela la propria spesa energetica e l’altra metà a un prezzo valorizzato al PUN, il Prezzo Unico Nazionale, per cogliere anche le opportunità della Borsa elettrica. Mensilmente, i consumi sono trattati al 50% a prezzo fisso e al 50% a prezzo variabile, quest’ultimo valorizzato al PUN. Il prezzo fisso è bloccato fino alla scadenza delle condizioni economiche e, dopo la prima scadenza, soggetto a variazione unilaterale o adeguamento automatico. Per la parte variabile, è valorizzato un corrispettivo medio unitario calcolato sull’intero profilo di consumo mensile. Per i clienti non dotati di misuratore orario, il corrispettivo è dato da una stima dei consumi sulla base di profili standard.

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LA SICUREZZA VA ANCHE COMUNICATA

La percezione di sicurezza è sicuramente un fattore determinante per garantire il ritorno alla normalità e alle abitudini dei clienti. Per questo il personale che è a contatto con loro potrebbe avere bisogno di una formazione adatta alla comunicazione che riguarda proprio questo elemento. 

Potrebbe essere una buona occasione per sfruttare gli obblighi imposti dalla normativa con un rinnovamento nel design e nello stile: ad esempio con menù digitali, board menu come oggetti d’arredamento, menù leaflet consegnati che rimangano ai clienti come strumento di marketing oltre che fare leva su tutti gli strumenti della comunicazione e della prenotazione digitale dei servizi. 

Per garantire un flusso di ricavi adeguato, le imprese potrebbero pensare di utilizzare tutte le risorse disponibili (dagli spazi ai beni, dalle competenze al brand) in modo ottimale, cercando di ampliare e diversificare il business. Mettere in discussione l’approccio tradizionale dell’attività per come si è sempre svolta, se non più redditizia, potrebbe diventare presto una necessità alla quale arrivare preparati. 

Uguale attenzione va posta sui costi, a cominciare da quelli fissi che possono subire delle oscillazioni legate alla situazione economica, puntando ad ottimizzare tutte le risorse necessarie allo svolgimento dell’attività. 

Per gli esercizi che fanno leva su una clientela abituale e affezionata, sviluppare o potenziare la propria community digitale potrebbe compensare in parte quella perdita di contatto sociale imposta dalle misure di distanziamento che spesso, più che il consumo, è il motivo principale della frequentazione. I pubblici esercizi sono hub iperlocali attorno ai quali si svolge la vita comunitaria degli italiani: fanno talmente parte del nostro Dna che dai tempi della Dolce vita ad oggi, in questo senso, poco è cambiato.

IL DECALOGO DELLA RIPARTENZA
consigli per battere la Covid-19 negli affari

Puntare sulla clientela conosciuta e fidelizzata, coinvolgendola con attenzioni esclusive, raccogliendone i dati e profilandola per comunicazioni mirate.

Ottimizzare gli spazi disponibili e approfittare della disponibilità dei comuni a concedere ampliamenti nello sfruttamento del suolo pubblico, in modo da non perdere eventuali quote di domanda.

Tenere sotto controllo tutti i costi aziendali, da quelli del personale a quelli delle utenze, dai servizi alle materie prime, pianificando con attenzione i bisogni dei prossimi mesi.

Investire nella sicurezza, sia adottando misure visibili ed efficaci sia attraverso una adeguata comunicazione. Rassicurare il cliente con soluzioni che riducano le interazioni (ad esempio tramite tecnologie digitali per menù, pagamenti, eccetera) e formando il personale che ha rapporti diretti con i clienti per avere il giusto approccio e le risposte alle domande e ai dubbi che dovessero nascere.

Costruire o far crescere la comunità digitale dei propri clienti, in modo da preservare sia gli aspetti di appartenenza al luogo sia i contatti ridotti dal distanziamento fisico.

La pianificazione riveste un ruolo centrale: percorsi nei locali, disposizione dei tavoli, orari di accesso vanno ottimizzati per massimizzare l’accoglienza. Ad esempio, ipotizzare di rivedere i menù per ridurre i tempi di attesa al tavolo e favorire la rotazione della clientela.

Sviluppare o potenziare l’offerta di delivery, anche con iniziative dedicate (ad esempio formule di abbonamento) che incrementino la fidelizzazione dei clienti.

Saper innovare la propria proposta di offerta, immaginando nuove soluzioni e nuovi servizi che contribuiscano anche al posizionamento della propria immagine. Ad esempio, esibire le certificazioni di sostenibilità energetica rappresenta un argomento convincente verso quella fetta di clienti, in forte aumento, più sensibile a queste tematiche.

Essere flessibili: comprendere i cambiamenti della clientela che si possono registrare in questi primi mesi e modificare di continuo la propria strategia in tempi rapidi.

Sperimentare nuove possibili fonti di ricavi, da una diversificazione degli input della produzione (dagli spazi alle competenze) fino a, anche solo temporanee, diverse forme di presenza nei canali distributivi (a casa, con esperienze dedicate, con offerte tematiche, etc…).

GLOSSARIO

Presenza geografica:

peso delle imprese considerate nelle macro-aree territoriali, calcolato sul numero degli addetti complessivo. Elaborazione Ufficio Studi Il Sole 24 ORE su dati Istat.

Indice di età degli addetti:

valore sintetico che identifica l’età relativa dei dipendenti in una scala che va da 0 (più giovani) a 10 (più anziani) delle imprese considerate. Elaborazione Ufficio Studi Il Sole 24 ORE su dati Istat.

Indice della produttività del lavoro:

valore sintetico che identifica la produttività media delle imprese del settore considerate, misurata dal rapporto tra il valore della produzione e le ore di lavoro in un periodo di tempo. Elaborazione Ufficio Studi Il Sole 24 ORE su dati Istat.

Indice di concentrazione del settore:

valore sintetico che identifica il grado di concentrazione del settore. È calcolato riproporzionando al fatturato il valore espresso riportato riferibile ai sottosettori Ateco 5 cifre. Elaborazione Ufficio Studi Il Sole 24 ORE su dati Istat.

Grado di concentrazione del fatturato:

somma del fatturato delle prime cinque imprese per ciascun sottosettore Ateco 5 cifre considerato, in percentuale sulla somma del totale del fatturato. Elaborazione Ufficio Studi Il Sole 24 ORE su dati Istat.

Propensione all’esportazione:

rapporto tra somma delle esportazioni e somma del fatturato delle imprese considerate. Elaborazione Ufficio Studi Il Sole 24 ORE su dati Istat. Nota: un valore non riportato significa che questo indicatore non è rilevante, a causa delle caratteristiche intrinseche del settore.

Numero di imprese

valore assoluto stimato arrotondato del numero imprese 2019 considerate. Elaborazione e stima Ufficio Studi Il Sole 24 ORE su dati Istat e Movimprese.

Numero degli addetti

valore assoluto stimato arrotondato del numero degli addetti 2019 relativi alle imprese considerate. Elaborazione e stima Ufficio Studi Il Sole 24 ORE su dati Istat e Movimprese.

Percentuale di contributo diretto al Pil

stima del valore di contributo diretto al prodotto interno lordo attribuibile alle imprese considerate. Elaborazione e stima Ufficio Studi Il Sole 24 ORE su dati Istat. Nota: il valore non tiene conto dell’indotto generato e dell’impatto più ampiamente considerato sull’economia nazionale.

Andamento del fatturato complessivo:

stima del valore di fatturato complessivo delle imprese considerate. Elaborazione e stima Ufficio Studi Il Sole 24 ORE su dati Istat.

Percentuale di costi sul valore della produzione:

rapporto tra la somma del totale dei costi riportati e la somma dei fatturati riportati delle imprese considerate. Elaborazione e stima Ufficio Studi Il Sole 24 ORE su dati Istat.

Fatturato medio per impresa:

rapporto tra la stima del fatturato 2019 e la stima del numero di imprese 2019 dei totali delle imprese considerate. Elaborazione e stima Ufficio Studi Il Sole 24 ORE su dati Istat e Movimprese.

Margine operativo lordo per impresa:

stima del margine operativo lordo medio, ossia del risultato della gestione operativa, calcolato come rapporto tra la stima del margine operativo lordo totale cumulato e la stima del numero di imprese totali considerate. Elaborazione e stima Ufficio Studi Il Sole 24 ORE su dati Istat e Movimprese.

NOTA

Fanno parte del cluster di sottosettori considerati i codici Ateco 5 cifre: 56101, 56102, 56103, 56291, 56292, 56300. Laddove non espressamente indicato nel testo, i dati riportati sono da intendersi quali elaborazioni e/o stime dell’Ufficio Ufficio Studi Il Sole 24 ORE su una pluralità di fonti, tra le quali Istat, Eurostat, Fipe, Statista, InfoCamere/Movimprese, Ismea, JustEat, Wikipedia. Aggiornato al 18/06/2020.